Sydney, provincia di Avellino

Come sopravvivere 3 mesi in Australia parlando l'inglese come Galeazzi.

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Utente: nikolino
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domenica, 27 maggio 2007

PASSAGGI DI CONSEGNE

Rimettere piede in questo posto dopo tanto tempo è veramente strano, anche più del previsto. Dopo quasi due anni. E così lontano anche fisicamente da quei luoghi che ispirarono le parole che troverete qui sotto.

Mi sono sentito più volte in colpa per aver fatto morire il flusso narrativo proprio sul più bello. Perché il viaggio con il dottor Minkia lungo la Pacific Highway e di lì a Darwin e quindi a Alice Springs, Uluru e di nuovo a Sydney, meritava assolutamente di essere raccontato. Per i personaggi incrociati e le cazzate dette, per i luoghi visitati e gli ostelli dormiti, e per tanto altro ancora.

 Ma all'epoca non ci sono riuscito. Per mancanza di tempo, in parte. Per il subentrare di una sorta di pigrizia del viaggiatore (Altrochechatwin, appunto...) E anche perché le cose prendevano forma in un modo che rendeva difficile stargli dietro con la tastiera.Così come i personaggi assurdi che si avvicendavano sulla ribalta erano tali e tanti, che restituirli ai lettori rendendo un'idea chiara avrebbe richiesto almeno il sacrificio delle ore di sonno.

O forse un altro ci sarebbe riuscito anche sfruttando il poco tempo a disposizione e malgrado i chilometri macinati. Io no, e questo mi rimane come un rimpianto.

Poi avrei potuto anche raccontare al ritorno, ma non sarebbe stata la stessa cosa. E avrei creato un contrasto troppo netto con i post di Sydney, che narravano la vita in presa diretta.

In compenso, di quel viaggio abbiamo foto e filmati. E prima o poi troveremo il modo di valorizzarli (sono convinto che ne valga assolutamente la pena).

Nel frattempo, però, se ho rotto un silenzio di quasi due anni è per un motivo preciso. Ossia, che il dottor Minkia ha deciso di ritornare sul luogo del delirio. Ha lasciato Roma per tornare agli Antipodi e cercare nella Land Down Under risposte a domande che elaborerà cammin facendo. Noi che gli vogliam bene lo accompagneremo seguendo le sue vicissitudini anche mediante blog. L'indirizzo è

http://viaggioinaustrambia.noblogs.org   

E questo post me l'ha chiesto lui (anche se forse non credeva che sarei stato così verboso) ed è un passaggio di consegne.

Buon viaggio, Giova' e come dicono gli aborigeni un po' in tutto il Northern Territory...   ARUKULU!!! (ACCENTO SULLA PENULTIMA U)

Nikolino

Postato da: nikolino a 19:39 | link | commenti (3) |

sabato, 02 luglio 2005

Pensione Marcus (partenze)

Il coreano Sean probabilmente non avra` molta voglia di ridere, almeno per un po'. E` partito all'improvviso, senza salutare nessuno. Ha perso 7000 dollari al casino` e ora e` andato a lavorare in una fattoria nel Victoria, dalle parti di Melbourne. Questo ce l'ha detto Marcus, che lunedi` lo raggiunge e rimane li` per una settimana. 1000 dollari a settimana a Sydney non te li da` nessuno e il lavoro non deve essere molto duro, almeno stando a quello che gli ha detto Sean. Con la partenza del subcomandante Marcus e` facile che la pensione scivoli nel giro di poche ore in uno stato di caos irreversibile. Nonostante la partenza dei sudamericani del pianterreno, che Marcus ha invitato a trovarsi un'altra sistemazione, perche` esasperato dagli innumerevoli festini notturni nel cortile interno. Li sostituira` una coppia di neozelandesi dall'aria truce. Ma questo a noi interessa fino ad un certo punto. Lunedi` mattina si parte di buon'ora. La prima tappa e` Port Macquaire, 600 km a nord lungo la Pacific Highway. Se dico noi non e` perche voglio darmi un tono usando il pluralis majestatis. A questo punto del blog fa infatti il suo ingresso il dottor Minkia, l'uomo dalla cresta improbabile, che gira armato di una telecamera che al suo cospetto i giapponesi impallidiscono. Dovremo sopportarci per circa 30 giorni e diverse migliaia di km. Speriamo bene.

p.s. non si hanno piu` notizie di fat boy da oltre una settimana. Che sia partito anche lui?

Postato da: nikolino a 10:20 | link | commenti (5) |

martedì, 28 giugno 2005

Giovanni's (ultimo atto)

L'uomo con il grembiule striato di ragu` ha finito di lavorare e scrive questo post con l'ultima busta paga in tasca, con cui comprera` un biglietto dell'autobus per percorrere 3000 km verso nord. Anche se il bus lo portera` lontano, nelle orecchie sentira` ancora l'eco dei tanti "hurry up paisa!!!'" che la signora Antonella,  fra pile di piatti sporchi , gli ha urlato da distanza ravvicinata. Decisamente burbera, 'sta signora Antonella, ma, in fondo, una buona persona. La signora Antonella che a fine serata gli preparava la pizza di nascosto (il rigido regolamento interno prevede che lo staff puo` mangiare solo un'ora prima dell'inizio del turno) , la accartocciava in un foglio di alluminio, la metteva in una busta e poi gli diceva furtivamente "tie' mettila subito nella begga (lo zaino, nota dell'autore)". La signora Antonella che, nel suo strepitoso idioma anglo-salernitano, gli sottoponeva quesiti inquietanti, come "hai lock la friggia?" e, talvolta richieste, come dire, facilmente equivocabili. Chi di voi non avrebbe sgranato gli occhi angosciato sentendosi dire"mitti le cipolle rint'a lo cooler", che sarebbe il congelatore ma, insomma, detta cosi`, risuona come un qualcosa di audace... Insomma sta signora Antonella e` un vero mito professionale e sociolinguistico e il nostro uomo non la dimentichera` facilmente.

 L'uomo col grembiule striato di ragu`, come sottolineava spesso il suo collega vietnamita Woo (che ha provato ad insegnargli i trucchi del mestiere di aiuto cuoco ma ad un certo punto ci ha rinunciato), non passera` alla storia come l'uomo di cucina piu` efficiente, ma senza dubbio come quello piu` divertente (anche se lui dopo aver commesso l 'ennesimo sfondone non e` che avesse poi tutta 'sta voglia di ridere). Rimarra` inscalfibile nella memoria di chi l'ha vissuta quella volta che, per cause ancora da accertare, ha fatto schizzare una porzione di gelato alla fragola sul soffitto. Come dimenticare, inoltre,  quando, esasperato dal non riuscire a scrostare dal fondo di un pentolone un grumo di bruciato, si e` messo a grattare con una paletta di ferro ma, preso dalla trance agonistica, non si e` reso conto di aver prodotto un frastuono allucinante, tale da far perdere le staffe al compassato manager che, tutto incazzato, e` giunto urlandogli "basta basta  senno` mi fai scappare tutti i clienti"?.

L'uomo col grembiule striato di ragu` sentira` la mancanza dei suoi nuovi amici di lavoro e a volte anche di bevute post lavoro: Robert, un ingegnere slovacco che si e` reinventato barista, Edgar Lopez, australiano di origini paraguayane a cui ha insegnato l'intercalare "minchia", Linda, Joe, Yumi, Nathalie, Marek. Loro non si sa perche` lo hanno cominciato a chiamare 'maestro'il primo giorno (pur non sapendo cosa significasse in italiano) e da allora non hanno mai smesso di usare questo appellativo. A lui tutto sommato non dispiaceva (che quando qualcuno gli ingiungeva "maestro can you make an apple pie for table 12, please?", gli sembrava quasi di essere uno importante).

A proposito di maestri, l'uomo col grembiule striato di ragu` provera` sempre una riconoscenza enorme nei confronti del maestro Miaghi, che in realta` si chiama Ben ed e` un cuoco indonesiano sessantenne, ma lui lo ha sempre chiamato Miaghi perche` gli ricordava il personaggio del film Karate Kid (quello di "dai la cera, togli la cera", per intenderci). Miaghi gli ha salvato spesso il culo a fine serata, venendogli in soccorso quando il nostro annaspava fra i piatti e i pentoloni degli affollatissimi fine settimana. Il maestro Miaghi gli ha insegnato come sgrassare con meno sforzo, come usare la macchina lavapiatti in modo efficiente. Ma soprattutto , come una sorta di maestro Zen gli ha fatto capire che il lavoro e` una questione di testa, di concentrazione e non solo di velocita` di esecuzione, che si possono fare tante cose in pochi minuti senza bisogno di sudare copiosamente presi nella morsa del panico. Era l'unico in cucina che, durante il lavoro, non gli urlava minacciosamente "hurry up" ma, anzi, lo rincuorava coi suoi rassicuranti "No worries, man, take your time", pronunciati cordialmente.

L'uomo col grembiule striato di ragu` ha capito, ma lo sospettava fortemente gia` da prima, che non diventera` mai un gran cuoco, eppure sente che quest'esperienza gli e` servita, eccome se gli e` servita. E anche se il viaggio vero e proprio comincera` solo fra pochi giorni  gli sembra di aver percorso gia` un bel pezzo di strada.

Postato da: nikolino a 09:20 | link | commenti (6) |

giovedì, 23 giugno 2005

Incredibile.

"Si fa presente ai signori pazienti che e` assolutamente vietato entrare con alcol o droghe".

Cartello appeso davanti alla porta dello studio del dottor Borton (in Crown Street, se qualcuno volesse verificare), probabilmente stanco dei festini che si tenevano in sala d'attesa in orario di visite.

Postato da: nikolino a 14:52 | link | commenti (3) |

Ho sbagliato tutto?

'' Hai studiato tant'anni pe' anda' a fa' lu bla bla bla . Nun era meglio te 'mparavi a fa' lu cuoco?"

                                                                                                    La signora Antonella, evidentemente perplessa sulle mie  prospettive lavorative nel mondo dei media.    

Postato da: nikolino a 14:43 | link | commenti (5) |

mercoledì, 22 giugno 2005

Pensione Marcus (parte seconda)

Una figura di notevole spessore  (fisico certamente, umano non so) e` sicuramente 'the fat boy', un colombiano dalle forme sinuose, di cui nessuno ricorda il nome ma che tutti chiamano appunto the fat boy, costretto a dormire sul secondo divano del soggiorno, perche` russa in un modo spaventoso (roba che il tank a confronto sussurra dolcemente) e l'unico che riesce a sopportarlo e` Tyrian, che ha un sonno di granito. Nessuno sa effettivamente cosa faccia the fat boy nella vita. Ogni tanto si assenta per qualche giorno, dice che va a trovare i suoi che vivono vicino Sydney (lui e` arrivato in Australia quando aveva sette anni). Quando e` in casa le sue principali attivita` sono: guardare programmi di cucina in televisione; scatarrarsi con una potenza inaudita (per una settimana ho vissuto con la convinzione che avessimo gli operai in casa) bere birra e mangiare la roba degli altri. Quest'ultimo hobby e` venuto fuori quando ha calcato un po' troppo la mano e ha razziato l'intera spesa di Sean, il quale ha reagito alla scoperta prima ridendo (ovviamente) e poi attaccando sul frigorifero un tremendo biglietto minatorio, con la scritta: "Non mangiate la roba degli altri. Firmato: il topo che vive nel frigo". Risalire al colpevole e` stato comunque un gioco da ragazzi. Poche ore dopo la scoperta del misfatto, quando erano in pieno svolgimento le indagini coordinate dall'ispettore Marcus, the fat boy si e` incautamente vantato con Michael, il mio compagno di stanza sudafricano, che erano tre settimane che non spendeva un dollaro per la spesa. Al che Michael gli ha chiesto come mai la sera prima stesse cucinando, domanda che ha messo alle corde the fat boy che si e` incartato biascicando frasi incomprensibili. TO BE CONTINUED...

Postato da: nikolino a 06:15 | link | commenti (1) |

martedì, 21 giugno 2005

Pensione Marcus (parte prima)

La pensione Marcus e` un posto dove per conoscere gli altri inquilini puoi impiegarci anche un mese. E magari non sono tutti gli stessi rispetto a quando sei arrivato. Posizionato esattamente sulla linea che separa  Surry Hills (il quartiere bohemienne dai caffe` letterari e dai parchetti a misura familiare) da Redfern (quella che i benpensanti considerano l'area piu` degradata della citta`, dove vive la maggior parte della popolazione aborigena) l'edificio che ospita la pensione Marcus e` la classica abitazione vittoriana: costruzione in legno, stretta, sviluppata su tre piani, cortile interno. Se Sydney e` gia` di per se` una citta` cosmopolita la pensione Marcus lo e` alla massima potenza. I suoi abitanti (almeno fino a qualche ora fa perche` la composizione e` rigorosamente variabile) provengono da: Brasile, Colombia, Peru`, Regno Unito, Corea del Sud, Libia, Sudafica, Nuova Zelanda e Irpinia.

Il gestore della pensione, manco a dirlo, e` Marcus, un 37 enne di Rio de Janeiro che somiglia  un po' a Fonzie e veste come un pusher di Teramo. Marcus di lavoro fa appunto il gestore della pensione, nel senso che il padrone di casa gli ha affidato l'incarico di riscuotere gli affitti e di gestire la casa in cambio dell'alloggio e, presumo, di una percentuale. Inoltre Marcus si prende cura del figlio di quattordici anni, Tyrian, che dorme sul divano del soggiorno (per sua scelta,ci tiene a precisare Marcus,perche` dice che gli piace addormentarsi davanti alla tv) e va a scuola a pochi isolati da casa. sembra un ragazzino molto sveglio. Del resto vivere alla pensione Marcus credo sia per un adolescente un'esperienza altamente formativa, anche se sicuramente sconsigliata dalla maggior parte degli educatori. All'inizio Marcus mi aveva dato l'impressione del tipo cazzone, che rifugge le responsabilita`. In realta` era stato forse il suo atteggiamento sempre scanzonato, flemmatico a trarmi in inganno. Marcus a modo suo e` una persona in gamba, disponibile e saggia. E` solo che gli piace vivere improvvisando, il che non e` necessariamente un limite. Il suo progetto per l'immediato futuro e` acquistare un pullmanino con cui fare un servizio navetta dall'aeroporto al centro citta`. Prima di fare questo passo deve pero` recuperare la patente, che gli hanno ritirato una decina di anni fa per guida in stato di ebbrezza. Ora, dato che  dovrebbe pagare una multa assurda, si e` fatto riconvertire la cifra in lavori socialmente utili. Ho scoperto, cosa che non avrei mai immaginato fino a qualche settimana fa, che e` molto premuroso nei confronti di Tyrian . L'altro giorno gli ha preparato la pasta al forno e ha aspettato che tornasse da scuola per mangiarla con lui. Vorrebbe che Tyrian, che e` appassionato di computer, studiasse informatica all'universita`.

L’unica figura femminile che popola la pensione Marcus e` Rebecca, una ventunenne gallese che, come molti ragazzi britannici, si e` concessa un anno sabbatico in giro per l'Australia. Rebecca e` una tipa con una faccia  simpatica, con cui pero` faccio fatica a comunicare perche` se in generale capisco 5 su 10, il suo spiccato accento gallese la rende alle mie orecchie inesperte pressoche` incomprensibile. Pur essendo simpatica Rebecca ha pero` due difetti di non poca rilevanza: indossa una terrificante vestaglia leopardata (e ultimamente, come se non bastasse, ha addirittura comprato un paio di pantofole in tinta) ed e` solita mangiare il pollo con la salsa della carbonara.

Un altro personaggio che non passa certo inosservato e` il coreano Sean, che dopo aver girato in lungo e in largo l’Australia negli ultimi 8 mesi ( e vi assicuro che ce ne vuole) ha deciso che ci vuole rimanere a vivere e siccome fra un po’ gli scade il visto si sta ingegnando alla ricerca di una soluzione per prolungare la sua presenza qui. Sean ride per qualsiasi cosa, di una risata che sembra un singhiozzo e che all’inizio e` contagiosa ma dopo un po’ diventa anche un po’ insopportabile. Prima di capire che la risata per lui e` semplicemente un mezzo di espressione credevo che ridesse solo con me, magari per il mio inglese,  e una volta gli ho chiesto: “what have I written on my face, funny?”, che e` la traduzione dell’espressione frigentina “che tengo scritto ‘nfaccia, giocondo?” (che si usa per far capire ad una persona che si comincia a non tollerare un atteggiamento eccessivamente ridanciano nei propri confronti), ma lui non ha capito il senso della domanda ed ha semplicemente aumentato i decibel della propria risata. to be continued...

 

 

Postato da: nikolino a 15:38 | link | commenti |

sabato, 11 giugno 2005

Abbasso la monarchia

Lunedi` l'Australia si ferma per festeggiare il compleanno della Regina. Una parte dei ristoranti, fra cui il mio, osservera` la ricorrenza rimanendo chiusa. L'aspetto positivo e` che posso riposare un giorno in piu` (aspetto relativamente trascurabile se si considera che fra due settimane finisco di lavorare ed avro` tempo di riposare). Quello negativo e` che perdo 60 dollari (aspetto decisamente piu` rilevante, dato che 60 dollari in piu`, in vista del viaggio, mi avrebbero fatto molto comodo). Un motivo in piu` per detestare le monarchie.

Postato da: nikolino a 06:04 | link | commenti (11) |

W LA PIOGGIA

Piove, dopo quasi un mese. E tira un sospiro di sollievo chi campa del lavoro dei campi (involontario il gioco di parole). Un paio di giorni fa il ministro dell'agricoltura in tv aveva lanciato  l'allarme siccita`, con annesso appello a non sprecare acqua: erano piu` di cento anni che in Australia non si verificava una situazione del genere. Ben venga la pioggia, dunque, anche se oggi il cielo sembra di piombo, la gente affolla i pub, piu` di qualsiasi altro sabato pomeriggio e se un lieve senso di malinconia sembra percorrere le strade e i volti della citta`.

Postato da: nikolino a 05:56 | link | commenti (2) |

sabato, 04 giugno 2005

Giovanni's. Parte I

 Pizzeria Giovanni's, scritto cosi`, uno se la immagina come la classica trattoria italiana all'estero: il festival del kitsch, con tovaglie a quadri, riproduzioni tarocche di sculture fiorentine, foto di Toto`, golfo di Napoli e Colosseo. In realta` Giovanni's e` un posto avveniristico: una struttura a ponte, incassata fra due grattacieli, con vetrate alternate a cemento. Quando l'ho vista per la prima volta ho pensato che l'architetto che l'aveva progettata si sara` calato dei gran acidi. L'interno e` elegante e sobrio: moquette, tavolini in legno, nero come colore dominante delle pareti. La clientela di solito e` facoltosa,  perche` il posto si trova al centro della City, dove hanno sede banche, societa` immobiliari, compagnie aeree, insomma le realta` economiche piu` significative della citta`. Indipendentemente dalla clientela, del resto, che si tratti di un ristorante per ricchi lo si capisce dai prezzi, decisamente alti (tipo che una pizza costa qualcosa come il doppio del prezzo medio cittadino).

Quando mi sono presentato per cercare lavoro, dopo tre giorni di ricerche a vuoto, mi hanno detto di tornare dopo un'ora e da allora mi hanno fatto lavorare sei giorni a settimana, 5-6 ore al giorno. Il lavoro consiste in bassa manovalanza: butta la monnezza, butta i cartoni, butta le bottiglie, pela le patate, le cipolle ed infine occupati della caterva di piatti posate e soprattutto pentoloni traboccanti di unto che in alcuni giorni arrivano a getto continuo. Certo, la macchina mi da` una mano, ma prima di mettere le cose dentro di solito e` necessario dare una bella sciaquata e nel caso delle pentole bisogna lavorare alacremente di gomito. Insomma a volte e` dura, il venerdi` e sabato in particolare, quando il ristorante e` pieno (di solito lunedi` e martedi` si lavora a ritmi molto piu` blandi). Poi a volte alcune richieste mi sembrano quantomeno inutili: tipo, clean this wall, ovvero passa uno straccio bagnato con un po' di detergente in angoli dove le incrostazioni di unto risalgono presumibilmente all'era precoloniale. Certo, la paga e` buona, quel che serve per vivere e anche qualcosa da mettere da parte per il resto del viaggio.

La cuoca, la signora Antonella,e` originaria della provincia di Salerno, anche se vive in Australia da circa quarant'anni.Di fatto e` l'unica italiana dello staff, dato che il proprietario e` uruguaiano, mentre camerieri e personale di cucina, tratto caratteristico di Sydney, provengono dai luoghi piu` svariati: Slovacchia, Repubblica Ceca, Giappone, Brasile, Francia, Indonesia, Vietnam. Quando le ho detto che ero italiano la signora Antonella non mi e` parsa affatto entusiasta. "Uaglio'" mi ha detto " se vuoi fatica` la fatica ce sta` altrimenti quella e` la porta". Dopo alcuni giorni mi ha spiegato che quell'atteggiamento aggressivo era dovuto al fatto che con gli italiani che avevano lavorato li` in precedenza non avevano avuto buone esperienze, ma non ha voluto dirmi nulla di piu` preciso. La signora Antonella e` una persona burbera, da tre settimane a questa parte mi ha quasi solo cazziato. Quando decoro i dessert, attivita` che misteriosamente rientra fra le mie competenze (non e` bello esteticamente, immagino, in un locale dove la cucina e` perfettamente visibile ai clienti vedere un uomo sudato col grembiule bianco striato di ragu` che mette la panna montata sulla torta che di li` a poco si mangera`), mi riprende sempre. Una volta ero rimasto abbastanza soddisfatto di come avevo decorato una porzione di tiramisu, ma lei passando ha immediatamente smorzato il mio entusiasmo chiosando sguaiatamente: "bravo hai fatto proprio 'na bella cacata".  Pero` in fondo mi vuole bene. Spesso a fine serata mi prepara la pizza e qualche volta nel cartone  mi fa trovare anche qualche bonus, tipo una fettina di carne o una cotoletta. Poi si preoccupa sempre di sapere se sto bene, se ho fame. Il suo italiano e` in realta` una sorta di anglo-salernitano, molto interessante sotto il profilo socio-linguistico. Rimarranno negli annali frasi come: "Nico' hurry up ca si no perdo lu bus", "aspetta ca lu sink e` pieno e po' cominci a wash", "pusha quello buttone", "hai iettato la rubbish?".

 

Postato da: nikolino a 06:28 | link | commenti (6) |